Gianni Motta

Gianni Motta, classe 1943, milanese di Cassano d'Adda, nasce da una famiglia di agricoltori e già a 14 anni trova il primo impiego da pasticcere a Milano; negli anni in cui Coppi e Bartali dividono l'Italia, Gianni, percorre ogni giorno in bicicletta la strada che da casa lo porta a Milano per lavorare.
Una strada fatta di sogni, ambizioni e progetti che fa nascere la sua vocazione per il pedale: inizia a correre a 16 anni grazie all'interessamento di patron Macchi, direttore della Faema, l'azienda milanese presente anche nel mondo del professionismo. Al talento di Gianni Motta bastano poche pedalate per emergere: vince subito la prima gara a Biassono, tra gli esordienti e prosegue sbancando anche tra gli allievi e tra i dilettanti negli anni successivi.
Leggendario il suo incontro con l'allora professionista Imerio Massignan, sul muro di Sormano: il giovane biondino non solo non perde la scia dello scalatore vicentino ma risponde rilanciando l'azione; a 20 anni il passaggio al professionismo con la maglia della Molteni, corona una carriera da giovane promessa.Da professionista vince subito la Torino-Biella, una frazione del Giro 1964 che lo vedrà chiudere addirittura in quinta posizione; si ripete poi alla Coppa Bernocchi, il Gp Besana, il Gp Molteni il Trofeo Baracchi e il Giro di Lombardia, al termine di una lunghissima cavalcata solitaria.
Gli anni che seguono sono tempestati di successi tra cui spiccano il Giro d'Italia 1966, altre quattro tappe al Giro, quattro “6 Giorni di Milano” (1965, 1966, 1967, 1968), quattro “Tre Valli Varesine” (1965, 1966, 1967, 19970), una “Milano-Torino” (1967) e tre “Giri dell'Emilia” (1968, 1969, 1971).Professionista fino al 1974, in oltre 10 anni di carriera ha sfidato tutti i più grandi campioni dell'epoca da Anquetil a Merckx riuscendo a precederli più di una volta; dopo quella della Molteni ha vestito le maglie della Sanson, della Salvarani con Gimondi, della Ferretti sotto la guida del grande Alfredo Martini e della Zonca, prima di chiudere la carriera con i colori della Magniflex, distinguendosi in campo mondiale per le sue doti da grande campione ma anche per la sua affabilità, e l'eleganza che ne hanno sempre contraddistinto le parole e i colpi di pedale.
Sceso di bicicletta ha saputo tramutare la propria esperienza da corridore e il proprio perfezionismo maniacale per la bicicletta nella formula vincente dei mezzi costruiti nei suoi stabilimenti, proponendo innovazioni tecniche che hanno rivoluzionato il mondo delle due ruote.