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Vale di più la competenza o l'abilità comunicativa?

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Che differenza c'è tra la generazione precedente, quella del boom, e la generazione attuale?

A partire dalle ore 20.30 presso CORTE VASON-CAPRINI in Via Umberto I a NEGRAR, Fausto Colombo leggerà e commenterà spezzoni e frammenti del suo libro dedicato a una visione diversa, persino felice, degli anni Settanta. In compagnia dell’attore Roberto Assente e del musicista Antonio Branca proporrà altre letture, musiche, canzoni e oggetti che hanno battezzato quella strana generazione cresciuta con la TV, lo Zecchino d’oro, lo sbarco sulla luna, Carosello e Gianburrasca.
Tocchi di nostalgia per una serata che presenterà a tutti uno dei più apprezzati conoscitori di questa nostra società delle comunicazioni.

In BOOM Fausto Colombo ha messo insieme i ricordi, le passioni e i dispiaceri di tanti suoi coetanei, tracciando un ritratto corale e senza personalismi, in cui curiosi aneddoti e forti esperienze di vita ci aiutano a definire la prima autobiografia collettiva di chi si è affacciato alla Storia dopo il ’68 e ne ha visto con sgomento, passione e speranza le svolte più insperate, curiose, drammatiche.
L’autore, cinquantenne anche lui, ha raccolto ore e ore di testimonianze di suoi coetanei. Alcuni di loro si sono divertiti un mondo a raccontargli i propri ricordi; altri hanno smesso di rivolgergli la parola. Le narrazioni emergono dalla lettura di un periodo particolare, gli anni dal 1953 al 1964, in cui l’Italia si è appena lasciata alle spalle il dopoguerra ed è pronta a farsi travolgere da uno sviluppo economico senza precedenti. È tempo di cambiare, chiudere i conti con il passato e ringiovanire il Paese.
È il baby boom: nascono dieci milioni di piccoli italiani che cresceranno in case dotate di ogni comfort. Oggi, questo popolo di neonati ha compiuto (o sta per compiere) cinquant’- anni e durante mezzo secolo ha imparato che dopo Carosello si va a nanna, che una partita di calcio può fare la storia (Italia-Germania 4-3), che nel ’68 si era ancora troppo piccoli (e nel ’77 troppo disillusi), che i cantautori sono meglio di Sanremo, che le donne valgono quanto e più degli uomini, che dopo il film “segue  ibattito”, che partire non è un po’ morire e che la fine di un amore non è la fine di una vita. Conosciamolo meglio anche noi.

 
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